Inchiesta sul lavoro nero – Facciamo il punto

/ ottobre 25, 2016/ Lavoro Nero, Leggici, Mutuo Soccorso

Questo video è il frutto della prima parte di un’inchiesta militante che sta realizzando La Comune del Belgio all’interno del settore horeca di Bruxelles coinvolgendo i migranti, italiani e non. Negli ultimi anni, in parallelo all’emergere della narrativa di “fuga dei cervelli” secondo la quale giovani italiani iper-qualificati emigrano all’estero dove trovano ottimi lavori tramite i quali finiscono ad arricchire le economie dei paesi di destinazione, sono sempre di più i nuovi migranti che per diversi motivi si trovano ad accettare condizioni di lavoro precario, irregolare e sottopagato nel settore della ristorazione.

Nei ristoranti e nei bar di Bruxelles si lavora quasi sempre in nero, o con contratti che non riflettono la realtà della situazione lavorativa. Il fatto di non avere un contratto impedisce ai lavoratori di accedere ai propri diritti sociali come il diritto alla disoccupazione, il diritto alla maternità, il diritto alle indennità per malattia o ancora il diritto alle ferie pagate. Un lavoratore che lavora in nero non esiste “abbastanza” per vedere riconosciuti i suoi diritti, ma esiste “quanto basta” per arricchire chi lo sfrutta.

Noi, come la quasi totalità dei lavoratori e delle lavoratrici che abbiamo intervistato, pensiamo che il fatto di essere informati sia una delle armi principali per combattere questo fenomeno.

Per questo motivo abbiamo realizzato un opuscolo, in italiano e in francese, liberamente scaricabile, dove sono presenti le informazioni di base sul diritto del lavoro belga, i principali rischi legati al lavoro irregolare e alcuni consigli su come affrontare queste situazioni. Lo potete scaricare qui e potete condividerlo con tutti i vostri contatti potenzialmente interessati. Pensiamo inoltre che l’informazione debba anche andare di pari passo con lo riconoscersi e l’aiutarsi fra lavoratori, lottando contro un sistema economico che tende a dividere per poter aumentare lo sfruttamento.

La nostra inchiesta non è che all’inizio: se vuoi partecipare, se vuoi saperne di più, se vuoi dire la tua, contattaci.