Marcinelle 2016

agosto 10, 2016/ Leggici/

8 Agosto 1956: 60 anni fa, la strage di Marcinelle.

La narrazione storica intorno alla migrazione degli italiani in Belgio esalta la dimensione del sacrificio soprattutto quando ci sono delle cerimonie. Se da un lato c’è il sacrificio collettivo, dall’altra parte ci sono alcune riuscite individuali eccellenti. Ad esempio da un lato l’Abruzzo è la zona più toccata dalla tragedia di Marcinelle e dall’altro è la zona che ha dato i natali ad Elio Di Rupo. Come a dire: dopo tutto ne è valsa la pena…

Anche oggi, si cerca di dipingere la nuova migrazione italiana in Belgio come un processo senza tensioni e alcuni stereotipi vengono riproposti insistentemente come quello della fuga dei cervelli senza considerare che un numero enorme di migranti italiani, e non solo, lavora in nero nelle cucine e nei cantieri di tutto il Belgio.

Questo tipo di discorso che nega l’esistenza di un’attuale migrazione di proletari e che propone un’immagine antitetica a quella dei minatori del dopoguerra, impedisce di capire cosa sta succedendo e, soprattutto, ostacola potenziali processi di autorganizzazione migrante validi per migliorare la condizione di chi si è trovato ad abbandonare la sua gente per migliorare la propria situazione socioeconomica (non per far grande l’Europa!).

È importante quindi decostruire gli stereotipi d’oggi e quelli di ieri, cercando di tenere insieme i percorsi di riappropriazione della propria storia e del proprio presente così da sottrarre questi spazi a chi vorrebbe negarci ogni diritto, a partire da quello all’esistenza.

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