La Storia di Giorgia

luglio 31, 2016/ Leggici/

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Anversa, agosto 2012. E’ qui che comincia la storia di Giorgia, un’amica e migrante italiana. La sua è una delle tante, troppe storie di cittadini europei espulsi dal Belgio perché ritenuti un “peso irragionevole” per le casse dello Stato.

Giorgia è una cittadina italiana che, come molti altri prima di lei, decide di lasciare il proprio paese e partire per il Belgio dove intende costruirsi una nuova vita insieme al suo compagno belga. Lascia in Italia un lavoro qualificato e la prospettiva di una vita piuttosto sicura. Arrivata ad Anversa, Giorgia inizia subito a darsi da fare per integrarsi nel paese che l’ha accolta: si registra al comune come persona alla ricerca di lavoro ed inizia il corso di lingua olandese. Per cercare lavoro, Giorgia si rivolge al Servizio per l’Impiego Statale delle Fiandre (VDAB), dove il tutor assegnatole per aiutarla nella ricerca le consiglia di procedere da sola, perché “troppo qualificata”.

Le procedure per integrarsi nella società fiamminga sono complesse, ma Giorgia le segue con la convinzione che alla fine anche lei riuscirà a trovare il proprio posto in questo nuovo paese. I mesi passano e lei continua a frequentare i corsi di lingua, lavora come volontaria in tre associazioni fiamminghe, si reca regolarmente agli appuntamenti con il comune presentando tutti i documenti che via via le vengono richiesti finché a maggio 2013 riceve una carta d’identità belga valida cinque anni.

Sei mesi dopo, nel novembre 2013, Giorgia riceve una nuova notifica con l’invito di presentarsi in comune: ad attenderla, un foglio di via ed un decreto di espulsione datato 28 agosto. La carta d’identità ottenuta sei mesi prima le viene ritirata. La ragione ufficiale di tale decisione è la seguente: Giorgia non ha presentato alcun documento, ovvero il proprio CV, un conto corrente “ufficiale” e le prove del suo reddito in Italia. Inoltre, non ha ancora imparato la lingua.

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Giorgia non capisce, le domande sono tante mentre le risposte sembrano impossibili da trovare: è a Bruxelles che si deciderà, le dicono. Peccato che il dossier su Giorgia inviato a Bruxelles sia vuoto, perché questi documenti che è accusata di non aver presentato, in realtà non le sono mai stati richiesti. Lei però non si perde d’animo e contatta immediatamente un avvocato, il quale le inoltra i documenti in questione e le spiega che, qualora lei decidesse di lasciare il Belgio senza presentare ricorso, non potrà più rimettervi piede legalmente fino alla scadenza della carta d’identità che le era stata recapitata.

Giorgia dunque decide di presentare ricorso. Intanto, nel settembre 2014, dall’Italia arriva un’altra notizia importante: la sentenza di divorzio dal suo precedente marito, che Giorgia aspettava per poter regolarizzare la propria convivenza con il suo compagno belga.

La causa va avanti, fino al Tribunale di Bruxelles, in cui il giudice, incredulo, e l’avvocato difensore dello stato, consigliano a Giorgia di riavviare le sue pratiche in quanto compagna di un belga e non più come persona alla ricerca di lavoro, ma come persona avente reddito sufficiente per mantenersi.

Giorgia perde comunque la causa e riceve un foglio sostitutivo della carta d’identità, che deve essere timbrato ogni mese dal comune ed inviato in copia al sindaco De Wever. Il 13 Aprile Giorgia regolarizza la convivenza con il suo compagno e decide dunque di seguire il consiglio di riavviare le procedure, passando da “persona alla ricerca di lavoro” a “persona avente reddito sufficiente per mantenersi”.

Nonostante questo, continua a ricevere il foglio sostitutivo della carta d’identità da far firmare al comune, come se la procedura di riavvio delle pratiche non fosse mai avvenuta: non c’è comunicazione tra le varie amministrazioni e i due dossier su Giorgia sembrano destinati a non incontrarsi.

A questo punto della storia, è come se esistessero due Giorgia distinte: la prima, espulsa dallo stato belga dopo aver tentato faticosamente di diventarne parte integrante; l’altra, che rinnova le proprie pratiche, cercando di nuovo e ancor più faticosamente di essere accolta da uno stato che dopo due anni riesce ancora a farla sentire straniera, considerandola, in fondo, niente di più di un dossier vuoto.

Fa riflettere il fatto che l’attuazione di queste misure non solo non permette ai migranti cittadini europei che arrivano di crearsi un’identità, o meglio d’integrare la propria identità e cultura con una nuova identità di cittadini belgi ed europei, ma al contrario fa sì che questi cittadini perdano anche la propria identità di esseri umani; questi cittadini diventano numeri, dossier e vittime, non beneficiari, della direttiva europea sulla libera circolazione.

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Anvers, aout 2012. C’est ici qui commence l’histoire de Giorgia, ressortissante italienne, une de ces personnes considérées comme “une charge déraisonnable” par l’état belge.

Giorgia décide de quitter son pays pour vivre avec son partenaire belge, et laisse en Italie un emploi qualifié et une perspective de vie facile et aisée. Comme prévu par les règles de ce pays, Giorgia fait tout ce qu’il faut faire pour démarrer sa vie en Belgique dans la légalité: s’inscrit à la Commune en tant que “chercheur d’emploi”, commence dès que possible un cours de langue néerlandaise.

Dans le Flandres, tout immigré nouveau arrivé doit signer une sorte de “contrat” dans lequel il s’engage à suivre les cours de langue néerlandaise; ces cours sont organisés par la Commune en coopération avec la VDAB qui se charge, une fois un certain niveau de langue atteint, de chercher un emploi avec l’immigré. Le contrat prévoit aussi des activités de bénévolat pour mieux s’intégrer dans la société, et Giorgia fait tout ce qu’on lui dit de faire.

Les mois passent, Giorgia continue à étudier la langue, à à travailler en tant que bénévole dans 3 associations flamandes et se rend à sa Commune à chaque fois qu’elle est convoquée pour présenter des documents. En Mai 2013 elle reçoit par poste une carte d’identité belge valide pour 5 ans, son titre de séjour.

Six mois après, Novembre 2013, Giorgia reçoit une demande de RDV à la Commune. Elle est en Italie mais décide quand même de prendre l’avion et se rendre au rdv. Arrivée à la Commune, elle reçoit un décret d’expulsion daté 28 Aout et on lui enlève la carte d’identité belge.

Etonnée, on lui explique que, en tant que chercheur d’emploi, elle aurait dû, dans les 3 mois de son inscription, travailler ou suivre un cours de formation: ce qu’elle a fait en proposant elle-même un cours à son coach de la VDAB, et en demandant d’être embauchée même pour des boulot pour lesquels elle est surqualifiée: son tuteur refuse de lui proposer un travail “simple” car, il dit, elle ne doit pas s’inquiéter, elle est européenne et avec son expérience c’est mieux qu’elle cherche elle-même un emploi, car ils ont que des emploi peu qualifiés à proposer et, de toute façon, la priorité dans l’assignation de ces postes va à ceux qui bénéficient d’un aide social.

Sa faute est donc d’avoir fait confiance aux autorités et aux bureaux compétents, et de ne pas avoir envoyé une liste de documents que personne ne lui avait jamais demandé avant (CV, diplômes, un compte bancaire actif, dernier revenus en Italie).
“Bruxelles va décider sur votre cas” on lui dit, en envoyant à la capitale un dossier vide.

L’avocat de Giorgia envoie immédiatement tous ces papiers à l’administration. Pas de résultat, c’est trop tard. La parole au Tribunal de Bruxelles.

Giorgia perd son recours au Tribunal: l’avocat d’état lui conseille de redémarrer sa demande de permis de séjour en tant que personne ayant les moyens pour se soutenir économiquement et en tant que partenaire d’un citoyen belge.

Elle suit ce conseil. Elle signe une cohabitation légale avec son copain le 13 Avril, et elle recommence toute la procédure en tant que personne qui ne cherche pas du boulot. Cependant, elle reçoit –et elle continue à recevoir encore maintenant- un document substitutif de sa carte d’identité, qu’elle doit apporter chaque mois à sa Commune pour signature, comme si la nouvelle procédure n’existait pas. Elle a deux dossiers, deux identités, et son projet de lancer sa propre activité bloqué. Elle doit attendre le 24 Juillet prochain pour savoir si c’est la Giorgia expulsée ou la nouvelle Giorgia copine d’un belge et qui ne cherche pas de travail qui va pouvoir lancer son activité.