Compleanno dell’ espulsione: 23 ottobre 2014

/ luglio 31, 2016/ Senza categoria

Ovvero: della fatica e della rabbia.

Scritto da Silvia Guerra

(pour la version en français cliquez ici)

eccomi arrivata al compleanno del mio “ordre de quitter le territoire”. la decisione é stata presa esattamente un anno fa

Io, il figlio e l’ex-marito.
Tre piccioni con una fava , come si dice in Italia . Tombola. Vari dettagli, avvenimenti , errori, fatica. E rabbia.

Le conclusioni che ne traggo, mettendo da parte appunto gli avvenimenti gli errori e blablabla, é un’amarezza profonda, una certa diffidenza, e la fatica, che mi permetto di citare due volte , visto quanto é stata grande . Soprattutto considenrando la sua inutilità.

Essere rifiutata da un territorio, anche se é una situazione temporanea, nonostante sia una situazione risolvibile, anche quando non é questione di vita o di morte, é un’esperienza esistenziale particolare, che non auguro  ne racconmando a nessuno.

Quello che a alcuni é apparso  come un puro fatto di cronaca , o come una giusta punizione , o , ai più sensibili , come un ingiusto errore , semplicemente per me é stato un precipitare nella precarietà e nella totale incertezza .
Un’offesa pachidermica ai miei diritti . E in tutto questo ci sta dell’umano , del civile e del politico.

I miliardi di strutture , istituzioni, amministrazioni , uffici con cui ho avuto a che fare quest’anno mi hanno provato il loro mal funzionamento : tanto una malacomunicazione reciproca, quanto una malainformazione, altrettanto interna che verso l’esterno.

di quanto dedisamente inquietarsi per i nostri destini tutti , abbandonati troppo spesso a un sistema che si dice esistere per proteggerci e sostenerci, e che troppo spesso fa esattamente il contrario .

I miei mezzi non mi hanno permesso di essere seguita e difesa come mi sarebbe servito .
La mia intelligenza , e la mia fiducia nell’essere umano , mi hanno tradito più volte. Hanno “tradito” me e chi mi é stato di fronte .
Il fatto che chi avessi di fronte, anche le persone di cui avevo bisogno , pensasse che io riuscissi comunque a cavarmela da sola non solo non mi é stato d’aiuto ma é stato deleterio .

La mia fiducia nell’essere umano mi ha tradito e mi ha fatto perdere tempo, perché mi ha fatto dimenticare che a volte alcuni esseri umani quando prendono il ruolo che gli é designato dalla società , oche si sono scelti nella società , dimenticano di essere umani.

Da quando sono bandita dal territorio belga , ci ho suonato delle decine di volte, nei miei spettacoli e nei miei concerti.
ho insegnato a alcuni allievi a arrangiarsi con una fisarmonica tra le braccia, e non so quanta gente ha ballato mentre suonavo e ha riso alle stronzate che ho detto .
tutte le volte che ho suonato , pur sempre facendolo con  grande piacere e grande emozione , nella mia testa risuonavano alcune domande:
il mio pubblico sapeva che se era per qualcuno non avevo il diritto di essere dov’ero? sapevano che la persona che tanto stavano appaludendo, é stata definita e trattata  più volte da criminale , e perché ? la gente sa che i suoi rappresentanti politici, quelli che dirigono e decidono del loro margine di movimento , che sono sensati esserci per un benessere collettivo hanno scelto in maggioranza che qualcuno come me non é benvenuto ?

regolarmente la cosa più triste per me é stata che sul momento , tutte le mie riflessioni non avevano né senso né importanza. perché tutti erano giusto felici di essere li . ignari o coscienti , comunque felici. E questo resta sempre la cosa più importante

questo avvenimento dell’ “espulsione” si sta concludendo come é cominciato , in un caotico grande inutile  paradosso.

potro presto (nchallah) recuperare dei diritti di permanenza sul terrritorio belga, grazie al fatto che sono riuscita a trovare un modo di lavorare  altro che un contratto sovvenzionato.
Con non poche complicazioni, ben più di quante ce ne fossero state senza questa espulsione , con un enorme ritardo e senza che i miei diritti siano ritornati a essere gli stessi del “prima espulsione” .

Niente di questo é successo grazie alla giustizia , che in 9 mesi non ha dato risposta al mio caso ( dossier perso ? dossier dimenticato ? )Le soluzioni che ho trovato le devo a chi é al mio fianco :  ai miei colleghi , ai miei amici , alla mia famiglia .

Grazie al fatto che lavoro , l’ufficio stranieri sarà dunque obbligato a rimangiarsi la decisione .
Quindi la loro accusa quanto la mia difesa saranno annullate. Hanno vinto , hanno avuto quello che volevano, perché mi hanno obbligato a seguire la loro volontà.

Ma ho provato che quello che hanno detto non é vero:
Non sono un’artista marginale , come sono stata definita, e il fatto che ho lavorato attraverso un contratto di inserzione non é la prova che non avrei avuto in seguito delle reali possibilità di inserirmi nel mondo del lavoro , quindi quello che é stato detto attraverso il mio caso dei cosidetti lavoratori precari subordinati poveri miserabili casi sociali sono stronzate.

Essere per un momento della vita, per le circostanze più diverse ,  inserito in un programma di reinserzione lavorativa non significa non avere la capacità di poter fare altrimenti .

D’altro canto , bloccare il percorso professionale di qualcuno da un giorno all’altro puo voler dire metterlo seriamente nella merda .

Se non sono partita a ricominciare la mia vita altrove , come forse hano fatto molte delle persone che si sono trovate nella mia stessa situazione , é che per l’appunto avevo troppe cose in ballo qui , seno la voglia di girare pagina in una situazione del genere é normale e legittima .

non sono né masochista né eroe né checazzoneso. voglio giusto vivere la mia vita tranquillamente.

Cosa ne sarà  delle persone che non sono nella possibilità di reagire come ho fatto io ?
Cosa ne sarà delle persone che non stanno nei ranghi ?

Non ci sarà una giurisprudenza che riguarderà il mio caso . Quello che mi é successo  non servirà né a me né a nessuno .
Se qualcun altro si troverà nella mia stessa situazione non potrà servirsi di quello che ho vissuto io . Né lo stato belga ne il consiglio di stato né la corte di giustizia europea si pronuncerà sul mio caso perché non ci sarà un seguito.

Questa storia resterà nel oblio , e la mia vita continuerà come avro la possibilità di farla continuare .Ma sicuramente sarà ben più faticosa di come avrebbe potuto essere senza questa storia (che pero sarà dimenticata)

la mia vita continuerà con (ancora) meno fiducia nello stato , nel sistema e nelle sue istituzioni .

Questa mia testimonianza vuole almeno essere un bello schiaffo nella faccia di chi continua a volerci far credere che siamo al sicuro .
Anche se , a mio parere, lo schiaffo é sempre troppo delicato.