Terzo principio della dinamica secondo la Polizia

/ luglio 30, 2016/ Senza categoria

Saint-Pierre, ospedale nel quartiere de Marolles, centro Bruxelles.

Immaginate una scena quasi kafkiana, un ospedale, sala del pronto soccorso, neon ovunque, macchine ipertecnologiche abbandonate per i corridoi e alla mercé della noia dei pazienti, amici in attesa e fancazzisti notturni che si sono ritrovati da quelle parti. Tra questi, due, il sottoscritto e Sara, nome di fantasia per proteggere l’identità dei protagonisti (e poi chi non vi dice che si chiami proprio così? Me lo sono sempre chiesto quando lo vedevo scritto…).

In attesa di una visita a un ginocchio slittato a causa della troppa fretta nel servire pizze, anche questa attività del tutto inventata sempre per proteggere i cazzi-loro dei protagonisti, verso le 1, quasi 2 del mattino, due ragazzi di non ben chiara origine marocchino-portoghese-est-europeo, li chiameremo Ivan e Pino, si affacciano in corridoio, Pino dal volto tumefatto per cause poco extra e molto terrestri, e intercettano un poliziotto, mezza età e un po’ in sovrappeso, lo chiameremo Fiamminchio.

I: Mi scusi, posso farle una domanda ? (Pino in silenzio, il volto parla da sè)

F: Certo.

I: Ma se io la prendo così (Ivan fa il gesto secondo me pericolosissimo di affiancare velocemente il poliziotto e quasi afferrarlo per il braccio) e la tiro, lei mi può picchiare?

Fiamminchio guarda Ivan, Ivan guarda Fiamminchio, Pino viene guardato da tutti.

F: No…mmm…ma no.

I: Quindi tu (confidenza notturna intra-ospedaliera), poliziotto, non mi puoi prendere, mettere in macchina e scaricarmi fuori dopo che mi hai riempito di botte per tutto il giro dell’isolato?

Fiamminchio è preso alla sprovvista, ma io guardo attentamente: la scena è quasi commovente, ingenua, mi fanno tenerezza quei ragazzi. Sono pronto a sorridere e avere fiducia nel mondo, anche in quel poliziotto sovrappeso che un po’ di timore lo ispira.

F: Dipende.

Dipende?

F: Non so cosa sia successo (guarda Pino), ma la polizia ha dei metodi, non può fare così, ma agisce sempre dopo: “azione-reazione” si chiama.

Reazione? Dipende?

Ma non c’è abbastanza tempo per riprendersi da questi due shock consecutivi perché arriva lui, lo scorpio-de-noatri, un giovane poliziotto, diciamo sulla trentina, abbastanza in forma, armato come se fosse robocop (lo chiameremo Dio), pronto a sconfiggere il crimine, la fame nel mondo e a risolvere il problema del biglietto della metro troppo caro. Si avvicina a un centimetro dal viso di Pino, guarda Ivan e Fiamminchio.

D: (riguarda Pino) Che hai fatto?

P: La polizia, stavo là in rue d’Arschôt (strada della prostituzione di Bruxelles – ndr – un simpatico posticino soprattutto all’una di notte). Facevo del gioco d’azzardo e sono arrivati i poliziotti, mi hanno chiesto di identificarmi e mi hanno messo in macchina, giro del palazzo, tum tum tum (movimenti inconsulti di Pino che si autopicchia sul viso) e poi mi hanno abbandonato là.

Occorre dire che Pino non ha tutta questa capacità di linguaggio, quindi la scena è un po’ grottesca.

D: mmm gioco d’azzardo, non si fa (Pino è d’accordo e si indica il viso: no, non si fa). Comunque non so come sia andata, se è come dici tu, forse sei scappato all’identificazione (Pino nega), hai reagito violentemente (Pino fa segno con le braccia che stava fermo, direi congelato come uno stoccafisso), ma… .

F: Azione-reazione.

Rieccolo quello, fa’ continuare Dio, che ha cominciato con un bel “ma” che promette bene, la fiducia nell’uomo e nello stato sta per rinascere.

D: …ma se ti hanno fatto quello che hanno fatto avranno avuto le loro ragioni.

“Loro” ragioni? Reazione? Dipende?

I: Ma tu sei un poliziotto, non dovresti arrestarmi, mettermi giù, bloccarmi, magari darmi una botta e portarmi in commissariato?

P: Sì, io ci sarei andato in commisariato, guarda che viso, subito sarei andato.

Forza Ivan! Forza Pino! Gli state dicendo che esiste la legge!!!

F: No, no…non credo. Non lo hanno fatto (negazionismo puro). Non conosco quei poliziotti, ma di solito ci muoviamo in “azione-reazione”.

Eccolo là.

F: Dovete capire che a volte si usano dei metodi…

Volte? Metodi? “Loro” ragioni”? Reazione? Dipende?

F: …che sono legati a come si sentono i poliziotti, se sono più o meno nervosi.

Nervosi? Volte? Metodi? “Loro” ragioni”? Reazione? Dipende?

I: Ma tu non puoi picchiarmi perché sei nervoso? Sei la polizia.

Ivan lascia stare, si sta innervosendo.

Dio si avvicina e squadra bene il viso di Pino.

D: Sì, se uno è molto nervoso, sì, vi picchia e si scarica. E comunque facevi del gioco d’azzardo. Ora: lo rifarai?

P: No, guarda che faccia.

D: Visto? Ora hai compreso e appreso.

F: Azione-reazione.

Appreso? Nervosi? Volte? metodi? “Loro” ragioni”? Reazione? Dipende?

Oramai non c’è più limite alla parola di Dio.

Silenzio.

Ivan sorride non di certo a suo agio, Pino guarda con occhi spenti e comunque sotto una coltre spessa di lividi Dio e Fiamminchio, il primo minaccioso e sicuro, l’altro ancora alle prese con il terzo principio della dinamica applicato ai metodi di polizia.

Dio guarda altrove e rientra nella stanza dove vegliava chissà quale criminale o magari la moglie che lo aveva fatto innervosire troppo, mentre Fiamminchio rimane un po’ lì e piano piano dice a Pino di farsi delle foto, ha comunque un testimone, andate ad un altro centro di Polizia per fare una denuncia.

P: Grazie, grazie. Rispetto la polizia, la polizia del Belgio, non però il poliziotto che mi ha fatto questo, ma tu sì, capo (indica Fiamminchio), uno come te sì.

F: Comunque non è possibile: ad azione, reazione.

Lo diceva anche Newton.

dal blog attaccosolare.wordpress.com

puffo poliziotto