I nostri diritti di fronte alle autorità di pubblica sicurezza in Belgio

/ luglio 29, 2016/ Leggici

I progetti e le azioni dell’associazione senza scopo di lucro La Comune del Belgio sono guidati da valori di giustizia sociale, uguaglianza e solidarietà, come stabilito nel suo statuto e nella carta dei valori scritta e votata all’unanimità dalla sua assemblea generale. Nello svolgimento anche quotidiano delle nostre attività, ci scontriamo spesso con una realtà difficile che mette in discussione diritti che siamo soliti dare per scontati, dalla libera circolazione ai diritti sociali. La Comune del Belgio coglie quindi ogni occasione per ribadire l’inderogabilità dei diritti e delle libertà dei cittadini e si impegna nella lotta per la loro difesa.

f2f_police

Proprio con questo spirito, la giornata del 15 marzo ha visto alcuni membri della nostra associazione assistere da vicino a un importante incontro al Parlamento europeo, dove il gruppo politico GUE/NGL (Gauche Unitaire Européenne/ Nordic green left) ha ricevuto una delegazione di ACAD (Associazione Contro gli Abusi in Divisa), che riuniva un gruppo di cittadini italiani che hanno subito casi di abusi estremi da parte delle forze dell’ordine sui propri familiari. Da Ilaria Cucchi a Lucia Uva, per alcune ore si è assistito al susseguirsi delle dolorose testimonianze delle tragiche morti dei loro cari, tolti ai loro abbracci da un sistema che avrebbe invece dovuto tutelarli.

Tornando alla situazione belga, anche in ragione dei tremendi avvenimenti a cui stiamo assistendo nelle ultime ore, con il crescere della percezione della minaccia terroristica è probabile che assisteremo a un’ulteriore stretta securitaria da parte delle autorità di Bruxelles, con un probabile rafforzamento della presenza e dell’ingerenza delle forze dell’ordine belghe. I drammatici racconti ascoltati al Parlamento Europeo e altre testimonianze sugli abusi di agenti di polizia nei confronti dei cittadini ci hanno spinto a scrivere poche righe per informare tutti i residenti in Belgio su quali siano i loro diritti di fronte ad un uomo o una donna in divisa; questa nostra azione diventa a maggior ragione importante per molte delle persone che ci seguono, arrivate da poco in questo paese e con giustificate difficoltà linguistiche.

Rispondendo alle domande “chi, quando, come”, ecco qualche informazione utile nel caso in cui un agente di polizia voglia identificare una persona per un controllo. Visto che la materia è complessa, questo articolo non ha la velleità d’essere esaustivo, per cui alleghiamo anche la guida interattiva scritta dal giurista Mathieu Beys Quels droits face à la police?.  In allegato abbiamo inserito una brochure sui controlli di polizia verso un cittadino straniero.

Chi?

La polizia è la sola forza che può obbligare un cittadino a mostrare i documenti; gli altri agenti di sicurezza possono domandarli, ma non obbligare a mostrarli.

Quando?

La polizia non può controllare quando vuole. La legge autorizza i controlli d’identità nei casi seguenti:

  • All’ingresso di alcuni luoghi (manifestazioni, stadio, stazione ecc.), se ha delle ragioni per pensare che sussista un rischio per la sicurezza pubblica;
  • Se la persona da identificare assomiglia a una ricercata;
  • In caso di infrazione (es. attraversare con il rosso), o di disturbo della quiete pubblica (es. schiamazzi notturni), o se il poliziotto ha delle ragioni serie per pensare che la persona in questione stia per commettere un reato o per turbare l’ordine pubblico. Avere delle ragioni “serie” significa che il comportamento che spinge l’agente al controllo appare sospetto (esempio: l’approccio del poliziotto cambia se la persona da identificare si mette a correre una volta incrociato) o che sussistono degli indicatori che spingano il poliziotto a identificarci (ad esempio se assomigliamo ad una persona ricercata, ci troviamo in un posto dove è avvenuta un’infrazione). Tutti i controlli basati unicamente su altri criteri (colore della pelle, età, abbigliamento ecc.) sono illegali e un poliziotto non ha il diritto di controllare chicchessia.

Nota: la legge non esclude l’ipotesi per cui un cittadino venga controllato diverse volte nell’arco della stessa giornata. Sussiste però l’abuso qualora un poliziotto controlli una persona che conosce diverse volte “solo per verificare”.

Come?

Il poliziotto prende la carta d’identità e la conserva tutto il tempo necessario per controllarla. Da quando si compiono i 15 anni, è obbligatorio avere la carta d’identità con sé, altrimenti si rischia una multa. Tuttavia, è possibile offrire altri documenti ufficiali che provino l’identità; una volta che l’agente non ha più dubbi sull’identità della persona, deve lasciarla andare.

La legge impone di scoprirsi il viso, ma non la testa, in modo da essere riconoscibili.

La libertà non si perde del tutto durante un controllo: ad esempio, è possibile fare una telefonata. L’agente è legittimato a portare la persona che si vuole identificare in cella solo se questa è aggressiva o agitata durante il controllo.

La polizia può privare la persona da identificare della sua libertà per verificarne l’identità (se, per esempio, non abbiamo con noi alcun documento). Tuttavia può trattenerla solo il tempo necessario a svolgere questa verifica, per un tempo massimo di 12 ore. In caso di privazione della libertà, è necessario:

  • annotare a che ora si è stati presi;
  • verificare che l’agente scriva l’ora giusta alla quale si è stati privati della propria libertà nel registre des privations de liberté;
  • fare attenzione a quello che si firma.

Fonti articolo

  1. Art.34 della legge del 5/8/1992 sulla funzione della polizia;
  2. Sito associativo quels droits face à la policehttp://goo.gl/dNSWGf ;
  3. I diritti degli stranieri davanti a un controllo della polizia : http://goo.gl/tusNPG .