Le Maisons Médicales

maggio 23, 2016/ Senza categoria/

Esistono una serie di ambulatori chiamati Maison Médicale formati da una équipe multidisciplinare che fornisce una serie di cure di base. L’azione della Maison Médicale è un approccio olistico alla salute, considerata nelle sue dimensioni fisica, psicologica e sociale. Fa parte di un approccio di promozione della salute e integra la cura alla prevenzione.

La Maison Médicale si basa su una dinamica di partecipazione diretta della comunità: esso valorizza le risorse dei residenti e del quartiere. Lavora in collaborazione con la rete locale.
I sui valori sono quelli della giustizia sociale, dell’equità e della solidarietà, di cittadinanza, del rispetto per gli altri e se stessi. Iscrivendosi a questa rete di ambulatori le visite avranno un costo minore o nessun costo aggiuntivo.

Esistono comunque due modalità di pagamento:
– al momento: il paziente paga l’importo della consultazione o della visita secondo le tariffe stabilite con il medico della mutua e, in seguito, viene rimborsato da quest’ultima;
– nel pacchetto: questo sistema è praticato in quasi tutte le maisons médicales. Nel quadro di un accordo firmato tra il paziente, la sua Mutuelle e la Maison Médicale, l’INAMI, per mezzo della Mutuelle, paga alla Maison Médicale, ogni mese, una tariffa fissa (forfait) per ogni iscritto. Tale somma viene elargita sia che il paziente utilizzi o non utilizzi il servizio della Maison Médicale. Il paziente iscritto non paga più dunque le consultazioni o le visite. Il forfait copre le cure di base, l’assistenza infermieristica e di fisioterapia.

Per maggiori informazioni sulle Maisons Médicales visitate il sito www.maisonmedicale.org . Qui invece troverete l’elenco completo di tutte le Maisons Médicales presenti in Belgio www.maisonmedicale.org/-Trouver-une-maison-medicale-en-.html

Di seguito riportiamo un’intervista fatta da Pietro Lunetto, membro della Comune del Belgio, fatta ad a due dottoresse delle Maisons Médicales del PTB (Partito del Lavoro del Belgio).

Medicina per il Popolo, l’esempio del Belgio
Di Pietro Lunetto

Esiste da decenni sul territorio belga una rete di ambulatori medici gestiti dall’organizzazione Medicine pour le Peuple, fondata dal PTB (Partito del Lavoro del Belgio).
Abbiamo intervistato due compagne dottoresse che prestano servizio presso la Maison Medicale del comune di Molenbeek, nella regione di Bruxelles Capitale: Hanne Bosselaers, neo dottoressa che è tra le più giovani dello staff, e Rita Vanobberghenche, che ha operato come medico in molti paesi del terzo mondo prima di tornare a svolgere la sua attività di medico in Belgio.

Quando e perché il PTB ha deciso di sviluppare questa iniziativa e quali sono le ragioni politiche?
Dobbiamo tornare a più di quaranta anni fa, intorno al 1970-1971. Venivamo dagli anni caldi delle rivolte studentesche del 1968-69 anche qui in Belgio. Le università erano esclusivamente francofone e quasi a esclusivo appannaggio dei ricchi. Tutte questo non era accettabile, sopratutto per gli studenti fiamminghi. Su queste problematiche s’inserirono delle posizioni basate sull’analisi di classe. Di conseguenza una riflessione sul tipo di studi e sulle condizioni di lavoro che seguivano la fine degli studi. Molti di questi studenti di sinistra e progressisti, finito il ciclo di studi, finivano per andare a lavorare nelle grandi fabbriche manifatturiere e nell’industria del carbone (ancora attiva in Belgio in quegli anni). Alcuni conclusero i loro studi in medicina, ma nel frattempo avevano avuto un grosso coinvolgimento nelle mobilitazioni politiche, dando assistenza e supporto medico durante le numerose e partecipate manifestazioni di quel periodo. Da questa situazione venne l’idea di creare il nostro primo centro medico nei dintorni di Anversa, ad Hoobock. Lentamente l’esperienza si è allargata a Genk, nella zona mineraria, e ad altri centri. Sempre fedeli al motto di allora del PTB: “tutto il potere ai lavoratori”. Inizialmente il leitmotiv delle maison medicale fu “il diritto alla salute”. Se un cittadino si trova in una condizione di povertà, deve avere lo stesso diritto alla salute e la stessa assistenza sanitaria dei ricchi. Medicina gratuita era il nostro motto, il nostro grido di battaglia.
A quel tempo si pagavano circa 20 euro per una visita al medico di base, di cui 15 rimborsati e 5 in funzione di partecipazione alla spesa / deterrente (ticket sanitario). Noi chiedevamo solamente i 15 euro rimborsati dalle mutue. Quindi il nostro intervento era gratuito per il paziente ma non gratuito in senso assoluto, visto che percepivamo i 15 euro dalla sicurezza sociale e dalle mutue. Ovviamente chi non aveva nessuna copertura delle mutue era ugualmente assistito nei nostri ambulatori.
I nostri ambulatori erano situati – e lo sono ancora oggi – nei quartieri poveri e nei dintorni delle aree industriali o di quello che ne rimane. 20 anni fa abbiamo cominciato a Bruxelles, legandoci ai temi dell’emigrazione e del razzismo.
Il motivo per cui siamo riusciti a sopravvivere con soli 15 euro e non 20? Contrariamente a quanto succede di solito, dove il medico viene pagato a prestazione effettuata, i medici che prestano servizio alla maison medicale ricevono un salario fisso. Dai 15 euro che riceviamo dalle mutue, paghiamo i costi legati alla struttura e gli stipendi. Il dottore ha un contratto ufficiale, come dipendente e non come lavoratore indipendente/autonomo. Mentre nel sistema di remunerazione più diffuso, si potrebbe innescare la tendenza a non curare bene i pazienti, in modo che ritornino spesso dal dottore sborsando nuovamente il pagamento della visita, nel sistema che utilizziamo noi lo stimolo è esattamente il contrario: siamo spinti a fare più prevenzione. Un’altra differenza sostanziale tra noi e i medici “tradizionali” è che noi, oltre a curare il paziente, cerchiamo di mettere in relazione le sue patologie con l’ambiente in cui vive e lavora. Circa dieci anni fa abbiamo aderito al sistema di rimborso forfettario. È stato stabilito a livello centrale che un paziente medio va dal dottore circa quattro volte all’anno. Per un totale rimborso di 60 euro. Quindi se il paziente viene registrato presso la maison medicale noi riceviamo questo rimborso. A Schaerbeek abbiamo circa 3000 pazienti iscritti alla maison medicale. Nel rimborso forfettario sono incluse anche le visite a domicilio. Questo sistema d’iscrizione ci aiuta nell’organizzazione e sopratutto nella gestione dei pazienti e della loro storia medica.

Qual è il supporto nel caso di migranti senza permesso di soggiorno o di cittadini europei non ancora registrati presso le autorità locali del Belgio?
Ovviamente a noi non importa se chi viene per essere visitato possiede i documenti o no. Presso l’ambulatorio di Schaerbeek (uno dei comuni della regione di Bruxelles a più alta presenza d’immigrazione, sopratutto proveniente dall’Africa) noi abbiamo sempre assistito tantissime persone che non avevano un permesso di soggiorno. Ad un certo punto, a causa dell’enorme affluenza, abbiamo deciso di non aumentare ulteriormente il numero dei pazienti visitati. Abbiamo iscritto tutti i pazienti che erano transitati nell’ambulatorio fino ad una certa data, con o senza permesso di soggiorno, e da quel momento effettuiamo ulteriori visite solo in maniera sporadica o in situazioni eccezionali. Questo perché vogliamo dedicare il giusto tempo ai nostri pazienti per un servizio di buona qualità. Ad ogni modo parliamo di circa diverse migliaia di assistiti nella sola Schaerbeek.

Quali servizi sono erogati dalle maison medicale? Come funziona il sistema nella pratica?
Nei nostri ambulatori si pratica la medicina generale. Se il paziente ha bisogno di esami particolari, lo mandiamo ai supporti di secondo livello in ospedale. In alcuni ambulatori abbiamo degli altri servizi di supporto paramedico. Per esempio a Molenbeek (un’altra zona ad alto tasso d’immigrazione nord-africana nell’area di Bruxelles) abbiamo una piccola nurse e altrove qualche supporto psicologico per le famiglie. Però sono tutti supporti paramedici, non specialisti nel senso di dentisti o cose del genere. Noi cerchiamo di svolgere la maggior parte delle operazioni direttamente in ambulatorio, perché spesso, mandando i pazienti in ospedale, perdiamo traccia di quello che succede. Tra l’atro i sans-papier se vanno in ospedale devono pagare le prestazioni, quindi cerchiamo di evitarlo.

Come viene visto il vostro modo di lavorare dalle organizzazioni ufficiali dei medici?
Ci sono stati e ci sono tutt’ora dei problemi con l’Ordine dei Medici. Loro devono rilasciare il nullaosta per esercitare la professione. Ma noi, dopo l’iscrizione, non paghiamo la quota annuale perché non siamo d’accordo con le loro linee guida e il loro modo di intendere la professione. E questo ha creato dei problemi fin dall’inizio, quando uno dei fondatori della “medicina per il popolo” fu accusato di avere problemi mentali. Ovviamente per la sua difesa non ci fu nessun psichiatra disposto a diagnosticare il contrario… Sono stati momenti difficili. Adesso ciclicamente qualche nostro dottore viene accusato di non pagare la quota di iscrizione e subisce un processo civile. E regolarmente viene condannato. Fino a qualche anno fa, per recuperare le somme, venivano a pignorare i mobili degli ambulatori, adesso non accade quasi più. Per esempio a Liegi lo scorso anno un centinaio di pazienti hanno annunciato che si sarebbero messi a protezione dell’ ambulatorio per evitare il pignoramento, e l’esattore alla fine non si è presentato. I casi di questo tipo stanno progressivamente diminuendo fortunatamente. Anche durante le udienze al tribunale i nostri pazienti ci accompagnano e intervengono a nostro sostegno. Di recente si è avviata una discussione nel mondo accademmo e medico in merito a questa situazione. Esiste una petizione che chiede di cambiare questa situazione. In generale l’ordine dei medici è una struttura chiusa e per niente trasparente. Non trapelano nemmeno i nominativi dei medici che sono sottoposti a misure disciplinari per cause di servizio. Ma in generale ci provano in molti modi a disturbarci. Quando abbiamo inaugurato la nostra campagna contro la TEVA (l’azienda israeliana che produce farmaci generici) la lega ebraica ha denunciato alcuni nostri dottori all’Ordine dei Medici perché “rifiutavano la somministrazione di farmaci essenziali al paziente”, quando gli stessi medicinali generici sono disponibili da molte altre società.

Come vedi l’erogazione dei servizi dei vostri ambulatori in una situazione diversa, ad esempio senza il contributo delle mutue e della sicurezza sociale belga?
In una situazione diversa da quella odierna sarebbe molto più difficile e bisognerebbe garantire un apporto di risorse dall’esterno. Se domani il governo riducesse le quote pagate per il servizio, diventerebbe molto difficile garantire un servizio di qualità come oggi.
Esiste un gran turn over tra i medici che prestano servizio nei vostri ambulatori? Come dicevamo prima, i medici che prestano servizio nei nostri ambulatori guadagnano una cifra fissa che è inferiore ai guadagni medi di un dottore che lavora in modo autonomo. Attraverso questo sistema noi guadagniamo molto meno rispetto a un dottore che lavora indipendente. Abbiamo un piccolo gap generazionale al momento, per le generazioni tra i 30 e 40 anni, ma niente di preoccupante.

E tu Hanne, hai qualcosa da aggiungere? Come giovane medico considero vantaggioso avere un salario fisso mentre oggi molti dottori non hanno questa possibilità. Inoltre alla Maison Medicale i princípi e l’etica medica sono una realtà. Non come in altre situazioni dove si fa molto business e poca salute. Di solito i nostri centri sono conosciuti per la qualità della formazione che i medici ricevono. In genere chi arriva qui, superando la pressione sociale e degli altri medici che tendono a scoraggiare questa scelta, rimane con noi.

Si diceva prima che quasi tutti gli ambulatori non possono accettare ulteriori pazienti , ma il problema consiste nel fatto di non avere una struttura o che non ci sono abbastanza dottori disponibili?
Direi ambo le cose. Gli investimenti per costruire una maison medicale sono molto elevati, ma è anche una questione complessa. Avere una struttura molto grande e complessa non è semplice da gestire. E al momento abbiamo preferito dare un servizio di qualità invece che di puntare sulla quantità. Anche se oggi assistiamo più di 10.000 pazienti complessivamente.

Siete a conoscenza d’iniziative del genere in altri paesi del mondo?
No. Non ne siamo a conoscenza. Il link tra politica e salute è una cosa unica. Qualcosa di simile esiste in Palestina in una delle strutture di una ONG collegata al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, dove alcune strutture sono costruite in luoghi non serviti dalle strutture pubbliche e hanno anche degli spazi sociali. In quel caso però i dottori che prestano servizio hanno anche un’altra attività e prestano il loro servizio come volontari.