Sistema pensionistico in Belgio

/ maggio 20, 2016/ Senza categoria

La « questione » legata alle pensioni si trova spesso al centro del dibattito politico, e rappresenta un settore in costante evoluzione. Il budget utilizzato per finanziare le 2 milioni di pensioni in Belgio rappresenta il 10 % del PIL nazionale, nonché il settore più costoso per i conti dello Stato.

I tre pilastri delle pensioni
In Belgio il sistema pensionistico si organizza in tre pilastri:
– Primo pilastro, organizzato dal sistema di sicurezza sociale, ovvero le pensioni legali;
– Secondo pilastro, raggruppa le pensioni complementari, dette collettive, ovvero l’insieme dei sistemi pensionistici extralegali messi in piedi dai datori di lavoro. Questo sono messe in piedi in diversi modi come ad esempio i fondi pensioni;
– Terzo pilastro, rappresentato dalle pensioni complementari individuali.
Una delle più importanti differenze tra le pensioni legali (primo pilastro) e quelle extralegali (secondo e terzo pilastro), è quella che le prime si basano su un sistema redistributivo, mentre le seconde su un sistema basato sulla capitalizzazione.
Senza entrare in dettagli tecnici :

Nel sistema redistributivo i contributi dei lavoratori finanziano la pensione delle persone che sono in pensione attualmente; non si è quindi in un sistema di risparmio per se stessi, ma in un modello di solidarietà tra generazioni.
I sistemi che si basano sulla capitalizzazione sono basati sui rendimenti dei risparmi individuali in borsa o nella finanza.

Il campo di applicazione individuale
Esiste un rapporto diretto tra le persone che contribuiscono e quelle che beneficiano delle pensioni.
Bisogna quindi contribuire per poter accedere al sistema pensionistico. (Seguendo questo ragionamento, il lavoro in nero non dà alcun diritto alla pensione)
Esistono delle estensioni a questo diritto, ma sono rare in quanto richiedono delle condizioni specifiche e una domanda da parte del beneficiario, oltre al pagamento di un extra per compensare il mancato pagamento dei contributi durante determinati periodi di tempo. Per esempio, si possono far contabilizzare gli anni di studio dopo l’età di venti anni versando 1400 euro per ogni anno di studi, nei limiti legali di 10 anni dalla fine del proprio percorso educativo.

Le condizioni per ricevere la pensione
Esistono due condizioni, la prima legata all’età e la seconda al fatto di aver cessato (generalmente) qualsiasi attività professionale.

1. Aver raggiunto l’età legale per il pensionamento
a) Principio generale, età legale per la pensione:
Dal 2009, l’età per il pensionamento è stata livellata tra i sessi a 65 anni. È possibile lavorare passati i 65 anni, sebbene questo non permetta di ricevere una pensione più generosa; la pensione sarà infatti calcolata sempre sulla base dei 45 anni di carriera.
b) La pensione anticipata:
E’ possibile andare in pensione in anticipo rispettando determinate condizioni. Per accedere alla pensione anticipata devono essersi raggiunti i 60 anni e si deve poter dimostrare una carriera « sufficiente ». (Come detto all’inizio, le normative cambiano: infatti, un innalzamento progressivo porterà a 62 anni l’età minima e a 40 anni di servizio la carriera « sufficiente ».
c) Disoccupazione con completamento dell’impresa (fino a poco tempo fa chiamato prepensionamento).
Questa categoria non rientra propriamente nella categoria delle pensioni, dato che il prepensionato è in senso stretto un disoccupato, ovvero un lavoratore che è stato licenziato e che non può essere reintegrato nel mercato del lavoro; questo dispositivo si è sviluppato negli anni 70 nel contesto di deindustrializzazione.

2. Aver cessato qualsiasi attività professionale
a) Principio generale
Aver cessato qualsiasi attività professionale, ovvero qualsiasi attività suscettibile di produrre un reddito.
b) Eccezioni al principio generale
Eccezionalmente, i pensionati sono autorizzati a cumulare la loro pensione con un reddito da attività professionale, se questa attività non supera un tetto massimo. Esiste tuttavia un dibattito su questa questione, si discute sull’innalzare il tetto o addirittura eliminarlo, permettendo quindi di lavorare dopo la pensione.

Il calcolo della pensione
Il principio generale per i salariati è che la pensione corrisponde a una percentuale della media dei salari ricevuti durante la carriera professionale.
Il calcolo delle pensioni dipende da tre elementi:

1. La carriera professionale e la durata di quest’ultima;
2. Il reddito;
3. La situazione familiare.

Per arrivare a calcolare la pensione che spetta, dobbiamo prima calcolare il salario medio durante tutta la nostra carriera. Si prosegue così:

1) si considera il salario massimo percepito ogni anno di lavoro (considerando che oltre una certa cifra non si considera il salario ex. un miliardario dalla sicurezza sociale non riceverà come pensione molto di più di un dirigente pubblico);
2) si rivalutano i salari utili al calcolo della pensione considerando l’inflazione (in italiano il cosiddetto “perequazione automatica delle pensioni”);
3) si addizionano i risultati di ogni anno e dividiamo tutto per 45. Quindi un lavoratore ha lavorato in nero 10 anni della sua carriera, avrà una pensione più bassa.

La pensione corrisponde a una percentuale della retribuzione media indicizzata: 75% per quelli che hanno famiglia e il 60% per quelli che vivono soli.

In ogni caso, indipendentemente dal passato professionale del lavorator, esiste una pensione minima che viene erogata se dopo aver effettuato tutto il calcolo, risulta che la pensione sia inferiore ai 1120€ al mese lordi (ma è come se fossero netti).

Regime pensionistico dei lavoratori indipendenti
Il principio generale è lo stesso dei salariati: la pensione corrisponde a una percentuale delle media dei redditi che l’indipendente ha ricevuto nel corso della sua intera carriera.Tuttavia, nella pratica, l’ammontare è molto meno elevato, a causa delle differenze intrinseche allo statuto sociale degli indipendenti.

A questo proposito esistono due elementi da sottolineare. In primo luogo, per quanto riguarda gli indipendenti, esistono molti meno periodi di inattività assimilati ai periodi di attività professionale; in generale gli indipendenti non hanno vacanze annuali pagate, come neanche il sussidio di disoccupazione, e hanno quindi meno possibilità di far calcolare dei periodi di inattività per il calcolo della pensione. Esiste inoltre un tetto rispetto ai contributi in relazione al livello di reddito; anche qui senza entrare nei particolari, il fatto di non pagare contributi a partire da un certo livello di reddito fa diminuire il livello effettivo della pensione.

Esistono quindi evidenti disparità tra i lavoratori dipendenti e indipendenti, tuttavia la legislazione si muove verso un miglioramento della situazione di questi ultimi. Tuttavia il miglioramento del sistema pensionistico per questa categoria dovrebbe obbligatoriamente passare per una maggiore partecipazione a livello di imposte e a tal proposito i rappresentanti degli indipendenti non sembrano esprimersi a favore di un tale scenario.

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Il sistema pensionistico è stato pensato in un’epoca in cui il contratto di lavoro a tempo indeterminato e a tempo pieno era la norma. Con l’evoluzione del sistema economico, con l’aumento degli anni di studio e l’esplosione dei contratti a tempo determinato, degli stage e di altri tipi di contratti precari, la questione del calcolo diventa molto problematica. Vi rimandiamo per questo al sito dell’ ONP (http://www.onprvp.fgov.be/fr/futur/calculate/pages/default.aspx).