Mantenimento dei diritti di sicurezza sociale negli spostamenti all’interno dell’UE

/ maggio 20, 2016/ Senza categoria

I cittadini europei, ovunque si spostino in Europa, hanno diritto a portare con sé i diritti acquisiti in qualsiasi altro Stato membro europeo. Questo principio è affermato dal Regolamento CE 883/2004, che riguarda il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale in Europa. I regolamenti sul coordinamento sono considerati come i più antichi e più importanti della legislazione europea (n. 3 GU 1958, n.30, p. 561, 1408/71, GU 1971 L 149 e 883/2004, GU L 166 del 29.04.2004), e tutelano il lavoratore contro il rischio di perdere i diritti previdenziali maturati lavorando in più Stati membri.

Il principio alla base del regolamento 883/2004 è la proibizione di ogni discriminazione nell’accesso al welfare dei lavoratori migranti rispetto ai lavoratori nazionali. Il lavoratore che versa contributi da lavoro in più Stati membri ha diritto a totalizzarli -e ad accedere alle prestazioni di sicurezza sociale- nello Stato membro in cui si trova (in cui ha svolto l’ultima attività lavorativa), prendendo in considerazione anche i contributi maturati negli altri Stati membri. Le prestazioni di disoccupazione, ad esempio, rientrano in questo capitolo.

Questo regolamento è la prima vera breccia aperta nel welfare nazionale degli Stati europei e costituisce una pietra miliare dell’Europa sociale. Attenzione però: con questo si è voluto fin dalla nascita della CE agevolare la mobilità dei lavoratori. Gli stessi principi (riconoscimento dei diritti e mantenimento degli stessi/portabilità) non valgono infatti per l’assistenza sociale, finanziata spesso dalla tassazione generale di ogni Stato membro e non dai contributi dei lavoratori.

Come dimostra anche l’organizzazione delle prestazioni previdenziali in Belgio, tutti i regimi di sicurezza sociale si basano su un meccanismo di contribuzione-redistribuzione. Attraverso la contribuzione tutti i cittadini di uno stato condividono i rischi sociali nei quali può incorrere la popolazione attiva o i residenti di un dato territorio. Nello spazio europeo, il coordinamento dei sistemi sociali nazionali riempie funzioni supplementari ai sistemi nazionali per coloro che si spostano da uno Stato membro all’altro, mettendo semplicemente in relazione sistemi diversi di sicurezza sociale, ma non contribuendo alla creazione di un vero spazio di solidarietà europeo. Ciò significa che i regolamenti si trovano ad agire in un contesto di eterogeneità tra diverse organizzazioni e finanziamenti del welfare nazionale.

Non occorre quindi stupirsi, in primo luogo, se questo si riflette nelle diverse condizioni di apertura dei diritti e nella diversità delle prestazioni previdenziali garantite dagli Stati. Di conseguenza, quando la diversità dei sistemi di welfare nazionali interagisce con il coordinamento europeo può creare molti spazi di discriminazione per i lavoratori, atipici, standard o inattivi.

Inoltre, molte modifiche ai mercati del lavoro nazionali, volte alla flessibilizzazione del lavoro, non sono progredite parallelamente a adeguamenti dei sistemi di welfare inclusi nel campo d’azione del regolamento.

In particolare, rispetto a nuove forme di lavoro precario o atipico (ad esempio i contratti di collaborazione italiani o i mini-job tedeschi) sono state spesso create nuove forme di protezione sociale ibride, prestazioni ad-hoc, che non rientrano nel campo d’azione del regolamento sul coordinamento spesso a causa della natura del loro finanziamento (fiscalità generale piuttosto che contributi sociali, che rientrano nella sfera dell’assistenza sociale) o a causa di diverse modalità di apertura del diritto.

Di conseguenza, una grande categoria di lavoratori (spesso non-standard) è esclusa dal campo d’azione del regolamento. Non adattandosi alle modifiche strutturali avvenute sul mercato del lavoro, e quindi ai nuovi modi di proteggere il lavoratore dai rischi, si può affermare che il campo d’applicazione del regolamento si limita al lavoratore standard, tralasciando le nuove figure emerse con la flessibilizzazione e deregolamentazione del mercato del lavoro.

Cosa rientra nel campo d’azione del regolamento:
Il Regolamento 883/2004 sul coordinamento degli schemi di sicurezza sociale fissa delle regole di cooperazione tra Stati membri per permettere al cittadino che si sposta da uno Stato all’altro di non perdere diritti acquisiti sulla base di 4 principi:

1. Unicità della legislazione applicabile: la persona è soggetta alla legislazione di un solo paese per volta, generalmente si tratta del paese in cui questa lavora. Vi sono tuttavia alcune eccezioni che riguardano i lavoratori distaccati, i frontalieri, ecc.
2. Parità di trattamento: la persona gode dello stesso trattamento e degli stessi diritti di sicurezza sociale dei cittadini dello Stato in cui si sposta.
3. Conservazione dei diritti acquisiti: ogni persona assicurata nel regime di uno Stato membro può esportare le prestazioni per le quali ha già aperto il diritto nel paese di provenienza quando si sposta. Esempio: le prestazioni di disoccupazioni percepite nel paese d’origine sono esportabili in un altro Stato membro per un periodo di 3 mesi, prolungabile fino a 6 mesi.
4. Totalizzazione dei periodi contributivi: i periodi di assicurazione/lavoro maturati in un altro Stato membro vengono presi in considerazione ai fini della determinazione di un diritto in un altro Stato membro. Esempio: l’accesso alla disoccupazione nel paese di destinazione in cui si è svolta attività lavorativa regolarmente assicurata ma per un periodo non sufficiente ad aprire il diritto alla disoccupazione.

In questo caso, l’ufficio competente belga è tenuto a totalizzare i giorni di lavoro prestati in Belgio (l’ultimo paese di occupazione) con i giorni prestati in un altro Stato membro – nei limiti di quanto previsto dalla legislazione belga. Come funziona in pratica? Assumiamo che per aprire il diritto alla disoccupazione la legislazione belga richieda di aver lavorato 312 giorni nell’arco degli ultimi 2 anni. Se negli ultimi due anni si è lavorato 150 giorni in Belgio questi non sono sufficienti ad aprire il diritto. L’ufficio competente è allora tenuto a sommare i giorni lavorati in Belgio con quelli lavorati regolarmente – nel periodo di riferimento – in altri paesi europei, per raggiungere il totale previsto dalla sua legislazione (ex. 150 in BE + 15 in DE + 150 in IT).

A quali prestazioni si applicano i 4 principi?
Questi principi si applicano per le seguenti prestazioni di sicurezza sociale (contributive):
– Malattia
– Maternità/paternità
– Pensioni/pre-pensionamenti
– Invalidità
– Disoccupazione
– Assegni familiari
– Infortuni sul lavoro
– Malattie professionali

Questi principi non si applicano alle prestazioni assistenziali (non-contributive):
– Assegni e pensioni sociali
– Reddito di cittadinanza, ecc.

A chi si applicano?
A tutti i cittadini assicurati, loro familiari, superstiti, studenti, ecc.
Dal 2003, anche a tutti i cittadini provenienti da paesi terzi (non-EU) che abbiano risieduto e lavorato in almeno due Stati membri. Attenzione però, il diritto alla libera circolazione per i cittadini non-UE è molto più lungo e difficile da aprire rispetto a quanto lo sia per i cittadini europei.
Ai lavoratori atipici e precari soltanto in teoria. Purtroppo questi lavoratori si trovano in condizioni di occupazione spesso non assicurate, senza contribuzione (mini-job, stage, apprendistati), o senza corrispondenza contributiva in altri Stati membri (contratti a progetto). Infine, questi lavoratori spesso riescono ad aprire prestazioni ‘speciali’/non standard (ad esempio le indennità assistenziali a tutele crescenti, l’ASPI, ecc.) che – poiché considerate assistenziali e non contributive – non sono esportabili in un altro Stato membro. Di conseguenza, le prestazioni e i diritti previsti per i lavoratori standard (contratto a tempo indeterminato/determinato/part-time con regolari contribuzioni sociali) dal Regolamento 883/2004 sul coordinamento degli schemi di sicurezza sociale non sono applicabili ai lavoratori atipici e precari.